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PREMIO LETTERARIO FELIX 2015

 “La donna del Sud”

 

3° classificato: Sabrina Grappeggia Bernard con “La notte delle tre lune” (teatro)

Emma,  decide di organizzare un picnic sorpresa per festeggiare in famiglia il suo cinquantesimo compleanno. Prepara tutto in segreto e mette in una grande valigia le vettovaglie per il giorno seguente. Ma a seguito di una burrascosa litigata famigliare, la donna se ne esce di casa arrabbiata in piena notte con la sua grande valgia piena di cibo.

Nel corso della sua fuga notturna la donna s’ imbatte in due sconosciute, una vagabonda intellettuale e  una giovane poetessa dark,  con le quali condividerà un banchetto improvvisato al chiar di luna.

Un incontro di tre donne tutte diverse, di tre generazioni,  di tre esseri umani che si confrontano e condividono i loro problemi e paure.

Una commedia tragicomica al femminile per sorridere e riflettere.

 

Estratto:

LEA: Ma, Emma, spiegami, tu che ci fai in giro di notte con tutto questo cibo in valigia?

 

Si avvicina alla valigia guarda dentro.

 

LEA: Ma non ci sono vestiti qui dentro?

EMMA : (con la voce tremante sul bordo delle lacrime) Io... a dire il vero... ecco...

LEA: E questo cos’è?

EMMA: Un tavolo. Piccolo, piccolo, pieghevole e pratico, ci ho messo un sacco a trovarlo. Occupa pochissimo spazio e una volta aperto è davvero carino. (Sospira)

Avevo messo quasi tutto dentro, mancava solo il pane fresco, che avrei comprato domani, e il pollo che avrei fatto arrosto all’alba con la pelle croccante e un po’ bruciacchiata come piace ai miei figli e invece, invece...

 

Emma scoppia a piangere.

 

LEA: Che succede? Perché piangi? Ma non avevi deciso di lasciare tutto e tutti? E tu te ne vai così, con la valigia piena di cibo piagnucolando per la pelle bruciacchiata del pollo? Io proprio non ti capisco!

 

Emma si mette a piangere sempre più forte. La vagabonda cerca di consolarla.

 

LEA: Emma dai, non piangere!

EMMA: Finirò come te. Per strada, senza nulla. Il Signore mi ha messo sotto gli occhi il mio futuro!

LEA: Ma che Signore e Signore. Il tuo futuro te lo sceglierai tu.

EMMA ( aggressiva) : Guarda chi parla. E tu cosa hai scelto?

LEA: Qualunque passo nella vita è una scelta. Anche non scegliere è una scelta. La peggiore ammetto, ma pur sempre una scelta.

EMMA: Hai scelto o non hai scelto?

LEA: Tutti scelgono. Anche io per quanto puo’ sembrare strano. Per quanto in certi momenti non abbia avuto l’impressione di farlo. Ci sono dei bivi nella vita. Puoi scegliere di andare a destra o a sinistra o anche di tirare dritto. Ma una volta intrapresa una strada non saprai  mai quale futuro ti avrebbe riservato un sentiero diverso. Kundera.

EMMA: L’insostenibile leggerezza dell’essere.

LEA: Brava Emma! Insomma non lo dice proprio così. Ma il succo è questo.

EMMA (sorridendo) Brava anche... tu... (si accorge che non conosce il nome della sua interlocutrice) Come ti chiami?

LEA: Lea, mi chiamo Lea. Anche se ora i miei compari di strada mi chiamano spesso La Grigia. Per via dei vestiti... o Gigia.

 

Lea si avvicina di nuovo alla valigia e mentre parla ne tira fuori il contenuto. Emma è talmente concentrata sulla sua sofferenza che non fa attenzione.

La vagabonda estrae dalla valigia il tavolino pieghevole, stile da campeggio ma piccolissimo per due, lo apre. Poi trova una tovaglia a scacchi bianca e rossa, due sgabellini. Lea, mentre parla con Emma apparecchia la  tavola. Posa la bottiglia di vino, un salame, i taralli.

 

 

LEA: Ma mi spieghi che ci fai con sta roba?

 

Emma riprende a piangere.

 

EMMA: Non lo che ci faccio con sta roba. So solo che finirò come te e mi chiameranno... (guarda la sua gonna marrone) la marrone! Ancora più brutto della Grigia. Ma cosa ho fatto? Cosa sto facendo? Ho sbagliato tutto. Sbaglio sempre tutto.

 

Lea continua ad apparecchiare.

 

LEA: È un nome che puoi inglesizzare. Brown. Miss Brown. Mi piace assai.

EMMA (sempre piagnucolando) Ma io non voglio essere Miss Brown, io voglio essere Emma. Voglio avere la vita che avevo sognato! Voglio un marito affezionato e premuroso, voglio dei figli gentili e riconoscenti, voglio una madre che non mi soffochi e non mi faccia sempre sentire in colpa e voglia una suocera... una suocera... ( ci pensa, fa una pausa) No,  niente suocera.

LEA: Mi sembri Madame Bovary. Aveva tutto e non era contenta.

EMMA: (scatta arrabbiata) No, Mme Bovary, no. Mi è sempre stata antipatica. Come ha fatto Flaubert a creare un personaggio così! Non l’ho mai capito. E poi io sono una donna del Sud. Ho certi principi. Non cerco un uomo o un amante. Mi accontenterei di così poco.

LEA: Eppure hai già tanto.

EMMA: Ho tanto se mi paragono a te.

LEA: Appunto.

EMMA: (seria) Scusa...

 

Emma  si rende conto che Lea sta tirando fuori tutto il contenuto della sua valigia.

 

EMMA: Ma che fai con la mia valigia?

LEA ( guardando la tavola apparecchiata) Dimmi tu cosa ci fai a quest’ora, in giro con una valigia che contiene il kit completo per un picnic! Ma non avevi deciso di lasciare tuo marito?

 

Emma facendo una smorfia triste annuisce.

 

LEA: ( indicando la valigia) Cu chesta?

 

Emma scoppia di nuovo a piangere.

 

EMMA: Ma io... io volevo solo... passare domani una bella giornata, era un giorno importante!

 

La vagabonda si siede su uno sgabello davanti al tavolo apparecchiato.

 

LEA: Vieni qui siediti raccontami tutto. Parliamone.

 

Emma si avvicina e si siede accanto a Lea.

 

EMMA: Hai visto come è carino il mio tavolo?

LEA: Proprio bello.

EMMA: E lo sai che mi hanno detto i miei figli e mio marito?

LEA:Cosa?

EMMA: Tu si pazz!

LEA: E perché?

EMMA: E perché? Perché non avevano voglia.

LEA: Voglia di che? Spiegati non capisco niente.

EMMA: Di festeggiare come avevo deciso io! Domani è il mio compleanno ed avevo voglia di farmi una scampagnata. Un picnic Tutti insieme. Anche mia suocera e mia madre. Per questo avevo comprato questo tavolino. Per farle stare comode, loro che con gli anni sono un po’ avanti, non avrebbe potuto sedersi per terra.

 

Emma si alza e dalla valigia estrae una  coperta. La  stende per terra.

 

EMMA: Io, mio marito e i ragazzi qui seduti per terra (indica la coperta), mia suocera e mia  madre qui ( indica il tavolo). Avevo pensato a tutto. Mi sembrava così bello poter festeggiare in modo informale. E fino all’ultimo doveva essere una sorpresa. Non ho detto niente a nessuno ed ho nascosto tutto in valigia. In genere sono amici e parenti che organizzano i compleanni a sorpresa. Sapevo che nessuno lo avrebbe fatto per me. Quindi ho invertito i ruoli e la sorpresa l’ho preparata io, da sola. Li avrei svegliati domani in tarda mattinata e li avrei fatti salire tutti in macchina. Via, tutti in campagna. Una giornata bella e spensierata. Una giornata in famiglia.

 

LEA : E invece?

 

Emma mentre parla si alza e fruga nella valigia. Tira fuori dei bicchieri di carta, un cavatappi e un coltello e li posa sul tavolo.

 

EMMA: Bicchieri, cavatappi e coltello!

 

Emma si risiede accanto a Lea. Lea prende subito il cavatappi e apre la bottiglia poi serve da bere mentre Emma continua a parlare.

 

EMMA: E invece, questa sera, dopo cena, mio marito mi chiede di dargli la valigia grande quella nera, che non utilizziamo mai. Io dico perchè? Lui mi risponde che la deve prestare a un suo amico che deve partire in Ucraina. In Ucraina? gli dico io, a far che? Lui mi racconta che il suo amico Beppe ha incontrato una donna su Internet e che vuole andarla a conoscere. Beppe? Grido io. Ma Beppe lo conosco ha 50 anni suonati e si è lasciato con la moglie due anni fa. Sta facendo una stupidaggine! Dimmi che bisogno ha di andarsi a cercare na’ ragazzetta su Internet? Magari se la sposa pure! No! No! E no.

LEA : E lui che ti hai detto?

EMMA: Mi ha ripetuto che la valigia ormai gliela doveva dare, ma io sta valigia non potevo dargliela perchè dentro avevo preparato tutto per il picnic di domani. Allora ho mentito, gli ho detto che la valigia era piena di vecchi vestiti e che non potevo tirarli fuori  perché poi  non sapevo dove metterli.

LEA: E lui?

EMMA: Lui si è arrabbiato e si è messo a gridare che la valigia l’aveva promessa al suo amico e che una promessa è una promessa. Si deve mantenere.

LEA: Ha ragione.

EMMA: E che fai? Dai ragione a lui?

LEA: E vabbeh mica lo sapeva lui che nella valigia ci stava tutto il contenuto del tuo picnic sorpresa.

EMMA: Però se gli dico che la valigia non si può prendere, non si può prendere!

LEA: Vai avanti.

EMMA: Gli ho proposto un’altra valigia, ma lui si era impuntato che voleva proprio quella. Abbiamo  cominciato a litigare come du pazz. Al che, gli ho detto che quella valigia non gliela davo perchè avevo organizzato qualcosa. Ma lui si è messo ad urlare ancora più forte. Che non ci capiva un cazzo a quello che dicevo! Che non capiva perchè non volevo dargli quella benedetta valigia. Allora ho ceduto. Gli ho detto la verità. Gli ho spiegato che avevo deciso di organizzare un picnic per domani e che avevo nascosto tutto lì dentro. Ho preso la valigia l’ho aperta e gli ho mostrato tutto.

LEA: E lui che ha detto?

EMMA: Si è calmato. Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto:  u piccunic?  (lo pronuncia male con un forte accento napoletano che storpia un po’ la parola)  Sì, gli ho risposto. Tutti insieme. Tu, i ragazzi e persino tua madre e la mia. Lui allora ha chiamato i ragazzi. ( Emma imita il marito) Gianni! Rino! Venite accà! Lo sapete che vuole fare vostra madre domani?

U piccunic! E sono scoppiati a ridere. Ma tu si pazz! Mi hanno detto, domani c’è la partita!

LEA: Ma tu lo sapevi che c’era la partita?

EMMA: Certo che lo sapevo, ma per una volta volevo che se l’ascoltassero per radio. Avevo preparato anche quella. Nà radiolina piccirilla, piccirilla.

 

Emma con le mani indica la grandezza della radio che ha messo in valigia.

 

LEA: E poi che è successo?

EMMA: È successo che abbiamo ripreso a litigare. Io, mio marito e i miei figli. Mi hanno urlato che la mia idea di picnic era na’ strunzata e che mai e poi mai ci sarebbero venuti.

LEA: Nemmeno per festeggiare il tuo compleanno?

EMMA: Nessuno se lo ricordava che domani è il mio compleanno.

LEA: E non glielo hai detto?

EMMA: No. Ero troppo arrabbiata. Mi sono resa conto che a nessuno interessa ciò che desidero. Sono anni che mi trattano tutti come una serva. Non esisto per nessuno.

LEA: E poi?

EMMA: Non ci ho visto più. Il sangue mi è bollito nelle vene. E mi sono messa ad urlare che me ne andavo. Ho chiuso la valigia del picnic ed ho fatto per andarmene pensando che mio marito mi avrebbe trattenuta e invece quello strunz mi ha detto:  non ce lo avrai mai il coraggio di andartene. Non un gesto. Niente. Ma io il coraggio ce l’ho avuto invece. Ho preso la mia valigia e me ne sono andata!

LEA: Forse avresti dovuto fare un’altra valigia... anche se ammetto, questa mi va benissimo.

EMMA: Non ero in misura di ragionare. Mi ha provocata, umiliata, come sempre. Ho voluto dimostrare che non sono una donna debole e quando dico una cosa la faccio.

LEA: E adesso cosa vuoi fare?

EMMA: (piagnucolando) Non lo so cosa voglio fare. E non so nemmeno dove andare. È stato un colpo di testa, non avrei mai dovuto. Oddio cosa ho fatto?

 

Emma si prende il viso tra le mani è disperata.

 

EMMA: Ho fatto una stupidaggine devo tornarmene a casa!

 

Fa per alzarsi e Lea la trattiene tenendola per un braccio.

 

LEA: No. Devi rimanere. Almeno una notte. Una notte fuori casa. Una specie di fuitina.

EMMA: Ma che dici? Che c’entra la fuitina? Non ho 16 anni e non sto scappando per amore.

LEA: Si, amore per te stessa.

EMMA: E poi che faccio? Me ne torno domani mattina a casa con la testa bassa e la coda tra le gambe?

LEA: No, con la testa alta. E fiera di aver passato una notte tua.

 


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