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PREMIO LETTERARIO FELIX 2013

"Lavoro precario = Vita precaria"

5° classificato Elena Lavorgna

con "Ho interessanti prospettive per il futuro"

Estratto:

DIFETTO

I nostri ragazzi non sanno cosa significhi S O G N A R E
E stiamo ancora interrogandoci se e quando e in che momento
 il verbo sperare sia divenuto difettivo
del futuro
semplice.
Ascolto Bob Dylan e non mi pare il caso di stare qui a interrogarmi
sullo spessore
del mio impegno civile
O sulla circonferenza
del mio sedere.
Entrambi frutto del medesimo procrastinare.
Del arrendersi all’oggi
all’agenda
al calendario
E non fissare dritto oltre le persiane semi aperte
quelle foglie diverse in giardino
E domandarsene
Il motivo
Quelle voci nuove alla radio che dicono cose troppo vecchie
E domandargliene ragione
Quell’errore di concetto chiamato gioventù
E domandargliene il conto.

Non mi chiedo più se sto seguendo la mia strada o la vostra
Se sono cascata per caso nel fumetto di “Take on me”
E non ne sono mai uscita.
O se solo quest’ultimo giro di anni mi ha resa impermeabile
al mondo.
All’arroganza dei politici
All’ignoranza degli aspiranti tali
Al divenire schizofrenico dell’economia
Alla Storia.

Non so rimproverarmi abbastanza
Come quando cedo alla pizza e non dovrei
Come quando cediamo all’inedia
E non dovremmo
   
Come quando diciamo che
Tanto niente è mai cambiato e niente cambierà.

Dylan ha smesso di cantare.
Mi è sembrato un bel gesto.
 

 


LA DOPPIA VITA DI CHOOSY  CHOO

Sono come Clark Kent
Ho una doppia vita
Potete anche guardarmi dall’alto in basso, qui, non avere alcuna stima di me
Potete ridere delle mie idee e fingere di essermi amici.
Potete schiacciarmi con decisioni illogiche
Togliermi i diritti e la pensione
Anche se mi rubate 600 euro al mese dallo stipendio precario
per pagare le vostre.

Potete considerarmi come niente: generazione che subisce e non si incazza
generazione che ha ereditato il conto dei nonni e dei padri,
senza neanche sedersi al tavolo.
generazione che ha avuto “la pappa pronta”
e “non ha fatto la guerra”
e nemmeno “ha fatto il ‘68”.
Potete ridicolizzarmi in sedute politiche coi nomignoli che vi pare
Bamboccioni, siamo e resteremo.
Di lunedì, però,
a timbrare il cartellino.
Dentro la mia cabina telefonica divento un’altra e me ne fotto del cartellino-
della pensione che non avrò - del tempo indeterminato che non ho avuto
e che pare un’utopia d’altri tempi- del vostri pregiudizi borghesi- delle vostre tristezze
e “buon giorno professoressa!”
me la rido.

Sentirete ancora parlare di noi.
Mentre tutti urlano, c’è sempre qualcuno
 in silenzio
Che pensa.



CASSETTI VOL II

Non capisco l’importanza di essere qualcuno
La capivo, l’ho capita.
Ma oggi 4-1-14 , mi sfugge.
Sto provando a sistemare gli armadi
e sposto un lampadario IKEA montato a  metà
Modello Knappa, incompiuto dal dannato 2010.
Ho sempre odiato i puzzle e i lavori di precisione
Ancora più mi trovo ad odiare i libretti di istruzioni.

Provo a sistemare con una certa cura ma trovo
 vecchi quaderni e mi perdo per ore.
Ritrovo poesie delle medie
“brucia il carro delle buone sorti
E resto inerme col cuore a pezzi”
Oggi ai miei allievi per questo darei un cinque, regalato
Dovrei farmi due conti e rivalutare tutto, alla luce di ciò.
Ma mi distraggo dietro i vecchi peluche, le foto, i biglietti aerei,
le musicassette. Ecco i Traffic, non li ascolto da un po’.

La lampada resta a metà
Le istruzioni restano a terra
I Traffic restano in testa.

Me ne vado a mangiare un panino
Ma mi rimane il dubbio che, in fondo, non siamo altro
che un  modello Knappa montato a metà.
Con le istruzioni in svedese.






 

 


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