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PREMIO LETTERARIO FELIX 2013

"Lavoro precario = Vita precaria"

3° classificato Mario Gori

con "Una vita da precario"

Estratto:

Ai miei figli

La breve vita e i giorni,
tutto un canto.

Figli della dolcezza
caduti nelle notti
di casuali incontri
non programmati, attesi
in timoroso silenzio.
In voi sono immortale
e sopravvive l’uomo.

Sono stanco di cacciare le nebbie.
È trascorsa l’estate.
Ora questa ricerca
ruba alla fronte un bacio
e poi s’acquieta.
Il gesto più non si affretta,
ma timido tende la mano
quasi a rubar sui rami
di un albero fiorito.
E questo è amar per essere,
o non essere?

La cultura ha teso solide reti
e il cuore lentamente cammina.
Quanta voglia di correre
resta così sopita.
Così fuggono i giorni,
forse perché vi amo.
E questa vita è un canto
per la mia morte
e per la vostra vita.

Sopra i bruni capelli
la mano si trastulla…

Siate liberi, sempre.
Correre senza fermarsi,
un sorso alla sorgente e poi
via…via…via
verso i monti più alti,
incontro al sole.

Io, là nella valle,
il sole prima scompare,
ho fermato i miei passi.
E la sera è già scesa
sopra carni rugose illuminate
da una luce bugiarda.
Non vorrei sopravvivere allo scempio
che fan di me i ricordi.
È il coraggio mancato.

Ma la mia breve vita
è tutto un canto
per insegnarvi a vivere
e ad amare.

Anche se sto morendo
e mi viene da piangere.
Per amore e per rabbia.




A mio padre

Ogni sera, tornavi.
Ti vedevo arrivare
senza ombra,
come eri partito.
Sudore di uomo,
polvere di strada
impastata
al nero dell’officina.
La forza ormai stanca,
mi lanciavi nel cielo,
sicuro.
Inchiodavi due assi:
il mio carrettino di legno.
Quando ci sfidavamo nella corsa
mi sembravi invincibile.
Una volta, arrivasti secondo.
Non ci dicemmo più niente.
Quanto tempo ti ho offeso!
Compianto, deriso.
Hai pianto in silenzio
perché eri sempre il più forte.
Ti ho gridato nel viso:
- Dovevi reagire al fascismo
e dopo la guerra diventare qualcuno -.

Ora ho un figlio e capisco.
Ti chiedo perdono.
Sono pronto a morire per te.
Padre mio.
E per lui.
 


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