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PREMIO LETTERARIO FELIX 2016

“Paesi-Radici”

Abbandoni e Ritorni nell’epoca 2.0

 

2° classificato: Rolando Lambiase con “Un ragazzo d'Irpinia” (racconto)  MENZIONE SPECIALE FELIX PER LA CAMPANIA

Estratto:


Quella notte Sabino tardò ad addormentarsi. Prima dovette parare le raffiche di Marco che lo interrogò per dieci minuti filati.
   “Ti piace qui?”
   “E’ bella Milano, vero?”
   “Ma a me piaceva anche Lioni.”
   “Tu dov’eri quella sera?”
   “E’ da molto che non giochi?”
   “Ho saputo che sei corteggiato dalle squadre, laggiù.”
   “Che forte quel vostro Juary! Sai che anche l’Inter aveva un negretto brasiliano che era veloce come il vento? Me lo ha detto papà, giocava nella grande Inter di Helenio Herrera…Aspetta…credo che si chiamasse…Jair. Sì, proprio così, Jair, Juary…”
   “Ti piace la scuola? Io, a volte, farei volentieri a meno di andarci, sai?”
   “Se tu dici che il professionale è bello, ci andrò anch’io quando avrò la tua età.”
   “Di’, Sabì, vuoi veramente fare il calciatore? Io te lo consiglierei. Con i due squadroni che abbiamo qui a Milano non dovresti far fatica, bravo come sei.”
   “Ehi, ce l’hai la ragazza? Mamma mi ha detto che in paese ce n’erano molte che ti ronzavano attorno.”
Alla fine il bambino crollò. Non aveva ricevuto che qualche mezza risposta, farfugliata, evasiva. Neanche per lui, dopotutto, Sabino era una sorpresa. In quell’ultima estate a Lioni le uniche occasioni in cui aveva veramente sentito la voce del cugino dilatarsi fino a qualche frase intera, erano state le partitelle giocate con gli amici, a cui aveva partecipato anche lui. Allora era stato anche capace di urlare e dire parolacce.
Così, a luce spenta, Sabino si lasciò prendere dal vortice di pensieri e di ricordi che sempre bussavano alla porta della sua mente quando era tutto solo, senza che nessuno si preoccupasse per lui, lo tempestasse di domande e di premure.

Ora capisco. Comincio a capire perché papà ci parlava sempre di Milano. I condomini. La zia abita in un vero condominio. Ed io abito da lei. Che palazzoni ci sono in giro. Ma non hanno case vere e proprie questi milanesi? Però non si vedono case di pietra e di tufo. Chissà se crollerebbero ’sti palazzi se venisse un terremoto anche qui. Ma la gente e i giornali dicono che da queste parti non ci sono terremoti. C’è da sperdersi in una città così grande. E ne ho visto solo la millesima parte a sentire lo zio. Che impressione la stazione. Tutti quei cartelloni con donne nude. Se dovessi prendere un treno da solo non so proprio come farei. Però è vero quello che dice Marco. Quanti giovani hanno lanciato il Milan e l’Inter. Male che vada potrei giocare nella Primavera all’inizio. Sa che soddisfazione. Ma per chi? Solo per me. Io a scuola non vorrei andarci. Ma come faccio a dirlo alla zia. Papà e mamma ci tenevano tanto. La lingua chi li capisce questi qua. Eppoi loro sicuramente non capiranno me. Io non so parlare bene l’italiano. Non come Elena di certo. Chissà dove sarà. Non posso pensare che anche lei…Domenica non ci vado. Mi prenderebbero in giro quelli dell’Inter. Da quanto tempo non vedo una partita dei ‘Lupi’. Non li ho visti mai fuori casa. Però non abbiamo un attacco adatto per il contropiede a parte Juary. Chissà. Con il nostro negretto potremmo far vedere i sorci verdi ai nerazzurri. Lunedì comincio. Loro mi vedono mi seguono mi assistono. Non posso dare un dispiacere a zia. E’ la sorella di mia madre. Perché non sono subito tornato a casa dopo quella maledetta partita. Avrei fatto in tempo a vederli per l’ultima volta. Ci saremmo abbracciati tutti e quattro e così ci avrebbero trovati. Carmelina. Non potevi esserci almeno tu a farmi compagnia. Devo trovare la forza. Devo andare avanti per loro. Devo andare a scuola. A vedere l’Avellino. Come vorrei che non fosse vero che a Milano non ci sono terremoti. I palazzi cadono più in fretta sicuramente. Non mi salverei un’altra volta questo è certo. Terremoto in Val Padana. Mai sentito dire. La nebbia è il loro terremoto. Sai quanto me ne frego io della nebbia. A scuola se ci vado con l’autobus. E che partita vediamo se c’è la nebbia. Povero Juary abituato al sole brasiliano e avellinese. Però loro avevano Jair. Forse i neri vanno bene nella nebbia. Fa freddo. Anche a Lioni S. Angelo Teora fa freddo inutile negarlo. Chissà come sarà la primavera qua. E l’estate. Per andare al mare faranno centinaia di chilometri. In Lombardia ci sono molti laghi. E chi se lo farebbe un bagno nel lago. Campolongo Paestum. Ci ritorno qualche volta più in là. Anche da solo se è necessario. Dove saranno finiti i miei compagni di squadra. Gerardo Pigliatutto. Diodato e Franco Ciccone. Che carogna il terremoto.

 


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