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“Fratello John, Sorella Mary” – Le tragicomiche imprese di un operatore sociale napoletano in un’opera corale

 

di Elvira Sessa

In “Fratello John, Sorella Mary – Le nuove avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah” (Ed. Spartaco, giugno 2016), Marco Ehlardo tratteggia, con efficaci pennellate agrodolci, il quadretto di un operatore sociale a Napoli.

Protagonista è Mauro Eliah, alter ego dell’Autore (impegnato da oltre quindici anni nel settore sociale) che già ha dato prova di sé nel riuscito romanzo di esordio “Terzo settore in fondo” (sempre edito da Spartaco, v. http://www.citizensalerno.it/terzo-settore-in-fondo-nel-libro-di-ehlardo-la-controversa-realta-del-volontariato-campano-per-i-rifugiati/).fratello-john-sorella-mary-solo-avanti-250x396

Come in “Terzo settore in fondo”, anche qui si avvicenda una pittoresca moltitudine di personaggi: assessori comunali dai roboanti proclami (“Più accoglienza integrata. Più integrazione accogliente”), parianti (coloro che si interessano dei migranti solo per feste e cene etniche), figure come Federico, il leader dell’associazione “8 luglio” “prima marxista-leninista, poi trozkista, ora gesucristista”, avvocati come Ornella “che tira fuori le sue innumerevoli amicizie tra deputati e senatori (tutti però inconsapevoli di un tale legame)”.

Sullo sfondo, regna Napoli “che non è una città, è come gli Stati Uniti d’America: una federazione (…). Passare dal centro storico al Vomero è come andare da Algeri a Trento. Diverso tessuto sociale, diverso dialetto, diversa economia, diversa urbanistica”.

Ma rispetto a “Terzo settore in fondo”, quest’opera appare più riflessiva, forse più amara. L’Autore, senza trascurare le gustose descrizioni macchiettistiche dei personaggi, sembra infatti privilegiare i “retroscena” emotivi delle sue creature letterarie. Interessante in proposito, è l’alternarsi delle testimonianze del protagonista con quelle dei suoi assistiti – richiedenti asilo e rifugiati – che rende l’opera al tempo stesso corale ed intimistica, come scritta a più mani ma con un solo forte sentimento, la compassione, in un crescendo di empatia tra chi aiuta e chi è assistito.

Il valore del romanzo sembra potersi cogliere proprio in questo, nel suo rompere gli argini di ogni classificazione – sia essa legata ai ruoli professionali oppure alle categorie italiani/stranieri  – nella consapevolezza (non sempre purtroppo così evidente) che “I migranti non sono tutti santi né diavoli. Sono uomini”. In fondo, come osserva lo scrittore Pino Imperatore nella prefazione al libro, lo sforzo degli operatori sociali e volontari è proprio quello di “restituire a tanti migranti come John e Mary lo status di esseri umani.” John e Mary non sono fratelli e non sono reali, eppure entrano a pieno titolo in quella famiglia cui Marco-Mauro dedica il libro: “Ad Alessia, senza la quale Mauro non esisterebbe. E forse nemmeno io./ A mia zia Nella, il vuoto che mi hai lasciato non riuscirò mai a riempirlo”.

articolo pubblicato sulla testata giornalistica “Citizen Salerno”: http://www.citizensalerno.it/fratello-john-sorella-mary-tragicomiche-imprese-di-un-operatore-sociale-napoletano/

 


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