| E-mail: contatti@festivalibrocampania.it


Lo SPAZIO CLASSICI DELLA LETTERATURA CAMPANA, con gruppi di discussione, recensioni e una biblioteca digitale, è disponibile su ANOBII.

“Fatta di schiaffi, di parole mal comprese, di occhi che guardano e di piedi che provano a orientarsi tra le strade della città”, così il protagonista senza nome del romanzo “Giùnapoli” racconta la sua iniziazione alla vita partenopea. Un percorso iniziato nel 1973, scandito da partenze e ritorni, da instancabili passeggiate con gli occhi tra le stratificazioni urbanistiche, sociali e letterarie della città. La Napoli di Perrella è una seduttrice schizofrenica, dove si intrecciano... [continua a leggere e vota la recensione QUI]

 

 

 

 

  

 

 


  • Leggi la recensione di Elvira Sessa alla commedia tragicomica di Manlio Santanelli Regina Madre. La recensione è stata scritta pe il sito www.quartaparetepress.it 

“Eugène Ionesco la definì “éxtraordinaire”. E l’Italia, che le aveva dato i natali nella penna di Manlio Santanelli e l’aveva insignita, nel 1985, del premio IDI (Istituto Dramma Italiano), aveva lasciato che si allontanasse dai suoi palcoscenici, per incantare il pubblico di tutta Europa, e non solo. Ora, la pièce Regina Madre, a quasi trent’anni dal suo debutto, torna sulle scene italiane e lo fa al Teatro dell’Angelo di Roma (via Simone de Saint Bon n.19), dove è in cartellone dal 2 al 19 ottobre 2014, affidata alla brillante interpretazione di Milena Vukotic e di Antonello Avallone, per la accurata regia di Antonello Avallone, con la messa in scena e i costumi di Red Bodò.

La commedia in due atti, dai toni grotteschi ed tragicomici, ruota intorno a due personaggi: una vedova settantacinquenne dal nome Regina (Milena Vukotic), malata, e suo figlio Alfredo (Antonello Avallone), giornalista alla soglia dei cinquanta anni venuto ad assisterla. La scenografia è da classica commedia napoletana: un tavolo da cucina, due sedie, un appendiabiti, un letto. Uno scenario casalingo rassicurante solo in apparenza e destinato a trasformarsi ben presto in una prigione di nevrosi ed allucinazioni del passato.... [continua a leggere e vota la recensione QUI]

  

 

 


 

Bagnoli, la vedi? “Era una fumifera città rossa e nera (la chiamavano Ferropoli) sovrastata da un cielo incandescente, pieno di lampi: si srotolava per chilometri tra strutture verticali e orizzontali, spiazzi, fasci di binari, carriponte lunghi sino a ottanta metri e oltre, neri cumuli di residui minerali, strade, colmate a mare, pontili, navi, lampioni, camion, gru alte come palazzi”. E quegli "odori acri che facevano battere il cuore come un afrodisiaco", li senti mentre salgono fino alla collina di Posillipo e ti invade un tramonto bruciato? Era così la Bagnoli del fiorire dell'Ilva, nei primi decenni del Novecento... [continua a leggere e vota la recensione QUI

 

 


  • NewsLetter

    Inserisci il tuo Nome e la tua Email per iscriverti o cancellarti.

    Digital Newsletter