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Scuola: la nuova Chimera

“Non bisogna ammetterlo ma di tutto ciò che facciamo qui a scuola dalla mattina alla sera, cos’è che ha uno scopo? Che cosa se ne ricava? Per sé, voglio dire […]. Sappiamo di aver imparato questo e quello […] ma dentro siamo rimasti vuoti”.

Sono parole del Giovane Törless di Musil che Franco Moretti (fratello del ben più noto regista Nanni) commenta magistralmente in questo modo: “Ma dentro… Ecco il difetto della scuola: insegna ‘questo e quello’, dedicandosi al versante oggettivo della socializzazione […]. La scuola si occupa di mezzi, non di fini; di tecniche, non di valori. Purché sappia la lezione, un alunno non è tenuto a credere nella sua verità.” (Il Romanzo di Formazione).

Proprio da queste parole vuole partire la mia riflessione sulla scuola pubblica, ormai ridotta dalle numerose riforme (Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini) a una caricatura goffa e grassa della mitologica Chimera. La bestia mitica, formata da parti del corpo di animali diversi, rende perfettamente l’idea del problema. Se una volta, come dice Moretti, la scuola insegnava almeno “questo e quello”, ora, il semplice fatto che un consistente numero di persone frequenti dei corsi di creative writing, in cui rudimenti di natura poetico-narratologica sono venduti come se fossero arcani segreti, la dice lunga sui metodi di insegnamento usati dall’attuale corpo docenti.

E sottolineo l’attuale corpo docenti, perché sono fermamente convinto dell’esistenza di un intero popolo di giovani professori, molto simili al Robin Williams del film “L’attimo fuggente”, che da anni attendono invano di essere iniziati ai chimerici ingranaggi della scuola pubblica per poterli lubrificare dall’interno.

D’altronde sono gli stessi professori universitari a dire che i correnti metodi pedagogici sono ricoperti dalla muffa... [Continua a leggere sul blog]


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